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“L’Angiol D’Or” nella deliziosa Piazza Duomo

Quando si nomina “L’Angiolén dal Dom”, oggi, è un ricordo ben preciso quello che torna alla mente di molti parmigiani che si trovavano in città la notte del 21 ottobre 2009.

Erano le 2.29, quando mezza città è stata all’improvviso svegliata da un grande boato senza precedenti.
Il temporale, un tuono, un terremoto? Alcuni sono tornati a dormire, chiedendosi però che cosa fosse successo. Altri, più vicini al centro storico, oltre al boato avevano visto dalle finestre un lampo di luce accecante durato per qualche secondo.
Altri ancora più vicini, affacciandosi alle finestre che danno sulla Piazza, hanno subito guardato in direzione del campanile del Duomo e hanno visto la guglia bruciare.
Non fiamme, ma fumo e braci, segnali di un principio di incendio causato da un fulmine che si era abbattuto con tutta la sua potenza sul Campanile, scaricandosi sulla croce dorata stretta nella mano della statua che risiedeva sulla sommità di quella guglia da secoli: un piccolo angelo di rame dorato.

(L’Angelo D’Oro originale, temporaneamente collocato all’interno della navata del Duomo. Fonte: Wikipedia – Foto di Bill Tyne su Flickr.com)

“L’Angiolén”, o “Angiol D’Or”, fu realizzato nel 1293 per inaugurare, l’anno successivo, la guglia della Torre Campanaria del Duomo.
A chi lo guarda dal basso della piazza potrebbe apparire come una statua di piccole dimensioni, un angelo in miniatura. In effetti è lontano da essere un colosso, ma la statua misura un metro e quaranta centimetri, realizzata in lastre battute di rame dorato, e la si vede scintillare sotto il sole nelle giornate di bel tempo. È inoltre montata su un perno che le permette di girare per evitare l’impatto dell’aria, tanto che può capitare che qualche passante, di tanto in tanto, si domandi perché “L’Angiolén” stia dando le spalle alla Piazza, quasi fosse offeso.
I parmigiani, abituati ad averlo come presenza costante che dalla cima della guglia sembra osservare l’andirivieni della gente nella piazza e per le vie attorno al Duomo, lo conoscono semplicemente come “L’Angiolén”, ma le sembianze sono quelle dell’Arcangelo Raffaele: Angelo della guarigione, protettore dei malati, dei ciechi, dei viaggiatori e degli sposi. Si presenta in piedi, con le ali spalancate, abbigliato con un drappo, una grande aureola dietro il capo e tiene stretta nella mano l’asta di una croce dorata.
Fu proprio la croce (sebbene si parli di quella nelle mani della copia in cima alla torre) a venire colpita da tutta la potenza del fulmine nella notte di ottobre. Già il mattino seguente sui giornali online circolava l’iconica fotografia dell’asta piegata dalla scarica elettrica, con la croce deformata, ma ancora intera.
Un vero “colpo di fortuna”, si dice, poiché è stato confermato dagli esperti che un fulmine del genere sarebbe stato in grado di distruggere un edificio privo di protezioni, sebbene siano presenti parafulmini sia sul tetto del Vescovado che su quelli delle case vicine.
L’incidente ha portato a una lunga serie di restauri, arrivando non solo alla rimessa a nuovo dello storico campanile, ma anche riportando alla luce dei tesori perduti.
Sotto la vecchia copertura in rame, applicata nell’800 per coprire il tetto in stato di degrado, è stata rinvenuta la costruzione originaria della guglia: una struttura tipicamente medievale in cotto, fatta di mattoni a forma di petali che l’altissimo calore della scarica aveva in parte distrutto. Il tetto è stato quindi ripristinato con la fedele riproduzione di quasi quattromila mattonelle nella forma esatta di quelle originali, e al rifacimento della copertura in sostituzione di quella andata perduta.
Pare proprio che l’Angelo D’Oro abbia fatto le veci di “parafulmine” della città, anche se in un modo che di sicuro nessuno si sarebbe aspettato quando per la prima volta lo issarono sulla sommità della torre campanaria di Piazza Duomo.

Il celebre poeta dialettale del Novecento, Alfredo Zerbini, dedicò proprio all’Angelo della sua città natale una poesia commovente, pubblicata in un’antologia nel 1982, che sembra scaturire dal cuore spezzato di tutta Parma davanti agli orrori della guerra.

“L’Angiol dal Dom”
L’angiol tra ’d lu al pensäva seri seri:
– Con tutt stj areoplàn, chì su ghe scota!
Quand i m’én söra a trèmma al Batisteri,
la Torra, al Dom, San Zvan e la Pilota…

Ah! Povra la me Pärma! Con stil gueri
an t’n’è pu ben gnan ti, né ’d dì né ’d nota!
Quant’ crözi novi at gh’è int al simiteri!
Quant bej gionvot a t’à robè sta lota!

Mi an son che ’n angiol ’d ram e sensa cor,
epur a pregh, a fagh tutt coll ch’as pöl
par tgnir lontàn da ti tutt i dolor!

Mo l’òm, ch’l’è ’n angiol viv, s’al spicca al völ,
inveci ad färes bel davanti al Sgnör,
s’al gh’la caviss, al te bombärda al söl! –
(Da: Alfredo Zerbini, “Tutte le poesie”, Parma, Battei, 1982)

(L'Angelo D'Oro nella sua nuova sede all'interno del Museo Diocesano di Parma. Fonte: http://www.piazzaduomoparma.com/museo-diocesano/)

(L’Angelo D’Oro nella sua nuova sede all’interno del Museo Diocesano di Parma. Fonte: http://www.piazzaduomoparma.com/museo-diocesano/)

L’Angelo originale ha cambiato casa diverse volte. Dapprima è rimasto per secoli in cima alla guglia, sorvegliando Parma dall’alto, poi, prima che le intemperie potessero rovinarlo irrimediabilmente, nel 1962 si decise di deporlo dal suo incarico e mettere al suo posto una copia, cercando di preservare l’originale. Per lungo tempo la statua ebbe un posto d’onore all’interno della navata centrale del Duomo, e infine ha trovato collocazione definitiva in una splendida sala allestita all’interno del Museo Diocesano, dove è custodito ancora oggi.
Non si conosce il nome dello scultore che realizzò l’Angioletto, è tuttavia noto che la scultura nacque all’interno della Fonderia di Bernardino da Sacca. È composta da due mezze forme cave di rame dipinte d’oro, colore dal quale gli viene il soprannome “Angiol D’Or”. Esaminandola da vicino è possibile notare che reca diverse iscrizioni, le quali testimoniano altrettanti interventi di restauro compiuti nei secoli per preservarlo dalle intemperie. Ma è molto probabile che l’artista creatore possa essersi ispirato ai precedenti lavori di Benedetto Antelami, che sia per la Cattedrale che per il Battistero aveva già realizzato numerosi angeli.
Infatti già due di essi vegliavano la piazza: le statue degli Arcangeli Gabriele e Michele, queste realizzate dall’Antelami, ornavano le due nicchie al di sopra del Portale della Vergine, sul lato del Battistero che guarda verso nord e si affaccia su Piazza Duomo.
L’Arcangelo Raffaele sembra voler completare questa triade. Tutti e tre hanno seguito un percorso comune, essendo stati tutti sostituiti da copie e riuniti oggi all’interno del Museo Diocesano.

Il Duomo e il Battistero

(Scorcio della Torre Campanaria, l'Angelo D'Oro e il Battistero. Fonte: Pixabay)

(Scorcio della Torre Campanaria, l’Angelo D’Oro e il Battistero. Fonte: Pixabay)

La Cattedrale e il Battistero, ma anche il Museo Diocesano e il Palazzo del Vescovado: Piazza Duomo è il fulcro che riunisce attorno a sé tutti questi monumenti ricchi di arte e di storia.
Percorrendola a piedi, avvolti dalla tranquillità del luogo e spesso dal cinguettio delle rondini, sembra incredibile pensare alla molteplicità di eventi che si sono susseguiti in questo sito, dove sorge la Cattedrale, in antichità luogo di culto pagano, poi Basilica paleocristiana, distrutta da ben due incendi disastrosi e altrettante volte ricostruita prima nell’890 e poi nel 1074.
La Chiesa fu consacrata a Santa Maria Assunta e nominata “Domus“, nome che le rimase nella forma odierna “Duomo”. I suoi famosi leoni in marmo, che da secoli fanno la guardia seduti austeri ai lati del portone d’ingresso, sono diventati uno dei simboli di Parma.
Era prevista anche la costruzione di un secondo campanile gemello a sinistra della facciata, del quale attorno al 1602 si costruì la base, ma, forse per mancanza di fondi, non fu mai terminato. Restò quindi soltanto l’originale Torre Campanaria, splendida e slanciata nella sua architettura gotica, dentro la quale vennero collocate cinque grandi campane di bronzo, fra cui la famosa campana maggiore fabbricata appositamente perché i suoi potenti rintocchi risuonassero “da Reggio Emilia fino a Borgo San Donnino (Fidenza)”, e ribattezzata il Bajòn.
L’interno del Duomo si presenta come una magnifica collezione di capolavori artistici fra architettura, scultura e affreschi. Lo spettacolare lavoro di affresco che decora la navata centrale è a opera del bresciano Lattanzio Gambara; uno dei più noti poi resta sicuramente la decorazione della cupola sopra al presbiterio con “l’Assunzione della Madonna in Cielo” a opera del Correggio. Si tratta di una spettacolare prospettiva “di sotto in su” dove si ammira la Madonna ascendere al Cielo in un turbine di angeli e figure bibliche, una composizione così audace e rivoluzionaria che all’epoca suscitò scalpore e perfino critiche aspre, come quella -si dice- che la definì addirittura “un guazzetto di zampe di rana“, alludendo alla confusione di braccia e di gambe esposte e “aggrovigliate”.
Si può dire, però, che l’artista abbia avuto l’ultima parola attraverso i secoli e che, come sempre, “il tempo metta giustizia”: oggi chi visita la Cattedrale non può che percorrere la navata centrale e infine alzare gli occhi verso quella cupola, da dove entra una luce meravigliosa, per rimanere impressionato da quella che ancora adesso è considerata una delle sue opere più belle e memorabili.

(Visuale dell'Assunzione della Vergine del Correggio all'interno della cupola del Duomo. Fonte: Pixabay)

(Visuale dell’Assunzione della Vergine del Correggio all’interno della cupola del Duomo. Fonte: Pixabay)

A pochi metri di distanza dal Duomo sorge il monumento che nelle serate più serene si tinge magicamente di rosa sotto la luce calda del tramonto: si tratta del Battistero, progettato da Benedetto Antelami e costruito tra il 1196 e il 1216. L’artista volle lasciare sull’architrave del Portale della Vergine un’iscrizione con la sua firma “scultor Benedictus” e la data d’inizio dei lavori, il 1196.
È un monumento significativo, perché è considerato il punto di congiunzione tra lo stile romanico e il primo gotico. La sua pianta ottagonale vuole rievocare simbolicamente il battesimo, e l’occhio di un osservatore attento potrebbe notare che i lati sono volutamente asimmetrici. Infatti, pare che nel Medioevo la simmetria fosse sinonimo di morte, quindi non sorprende che si volesse tenere quell’idea il più lontano possibile da un monumento costruito per celebrare la vita e la rinascita.
Camminando lungo l’esterno si può ammirare una moltitudine di figure fantasiose, misteriose o mitologiche, formelle decorate da mostri, draghi, centauri, sirene, liocorni e leoni. Ci sono tre portali che conducono all’interno, ma quello centrale e principale è quello della Vergine, detto “della Redenzione“, perché tutto nella sua costruzione fa riferimento alla venuta del Redentore e alla remissione di ogni peccato nel Battesimo.

Ed ora non vi resta che visitare dal vivo questa Piazza che, se pur così “piccola” ha ricchezza di storie da raccontare… e una bellezza unica!

(Veduta interna del Battistero di Parma. Fonte: Pixabay)

(Veduta interna del Battistero di Parma. Fonte: Pixabay)

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Nevicate storiche a Parma

Ieri mattina a Parma ci siamo svegliati e lo spettacolo era questo:

[cml_media_alt id='3122']piazza garibaldi Parma neve[/cml_media_alt]

Fonte: comune.parma.it

[cml_media_alt id='3121']neve Parma[/cml_media_alt]

Una città totalmente innevata, con enormi e soffici fiocchi che continuavano a cadere, copiosamente, dal cielo plumbeo.

Chi abita in montagna la attendeva con impazienza, i cittadini invece temevano il suo arrivo, per via degli enormi disagi che la neve porta sempre con sé: strade impraticabili, autobus e treni soppressi o in ritardo, alberi e tralicci che crollano sotto il peso della neve, intere famiglie tirate giù dal letto per spalare davanti a ingressi e garage.

Tuttavia le nevicate, soprattutto quando così abbondanti, hanno sempre il loro fascino, e per questo alcune di esse vengono ricordate per decenni. Nevicate che entrano negli annali. Nevicate storiche. Andiamo a ricordarne alcune.

 

La nevicata del 1929

A quel tempo il Servizio Meteorologico Nazionale era costituito dall’”Ufficio Presagi”, alle dipendenze del Commissariato per l’Aeronautica, il cui Direttore era il Prof. Eredia. Il professore si era espresso pochi giorni prima riguardo il nubifragio che aveva colpito Roma… Nulla però avrebbe potuto far presagire una tale evoluzione! L’8 gennaio un’abbondante nevicata ricoprì l’Italia intera, anche se le zone più colpite furono Toscana ed Emilia Romagna. Il 13 febbraio, a Parma, il manto nevoso assunse altezze da record: ben 80 cm.

[cml_media_alt id='3129']1929 nevicata[/cml_media_alt]

Fonte: www.meteoweb.eu

La nevicata del 1985

Sebbene “epicentro” della nevicata fu Milano, in tutta l’Italia Settentrionale (Parma compresa) si parlò di “nevicata del secolo“.  In una sola nevicata, che durò oltre 72 ore, caddero tra i 70 ed i 90 cm di neve, quando solitamente nelle zone della Lombardia e dell’Emilia Romagna la media era di 15 cm. A Parma la temperatura scende a -21°,

chiudono fabbriche, uffici e scuole, molte tubature si congelano, saltano diverse condutture del gas lasciando interi paesi al gelo, il traffico va in tilt con incidenti e mezzi finiti fuori strada, i trasporti vanno in crisi e nei negozi scarseggiano i beni alimentari. Si utilizzano i cingolati dell’esercito per rimuovere i veicoli pesanti rimasti bloccati, crollano tegole, cornicioni, tetti di case e capannoni. (fonte: Il Tascalibro)

[cml_media_alt id='3127']neve parma 1985[/cml_media_alt]

Fonte: iltascalibro.it

La nevicata del 1995-96

Anche in questo caso si trattò di un evento atmosferico eccezionale:  in 4 mesi (da metà dicembre a metà febbraio) furono ben 20 i giorni in cui la neve, allo stato puro o mista a pioggia, si fece vedere. In Emilia Romagna ci fu il blocco totale delle autostrade appenniniche con la gente semi-ibernata nelle auto per ore e ore. In alcuni casi dovette intervenire la protezione civile che portò coperte e bevande calde.

[cml_media_alt id='3128']31dic 1995 neve su Parma[/cml_media_alt]

Fonte: digilander.libero.it

La nevicata del 9-10 marzo 2010

75 cm in poco più di 24 ore, non c’è bisogno di tanti commenti: si trattò senz’altro della nevicata più imponente degli ultimi anni, resa ancora più eccezionale dal fatto che avvenne in Marzo inoltrato e che fu accompagnata da un’incredibile bufera.

[cml_media_alt id='3126']neve parma 2010[/cml_media_alt]

Fonte: ancelleparma.wordpress.com

[cml_media_alt id='3132']neve su Parma[/cml_media_alt]

Strada Repubblica. Fonte: flickr.com – Author: RosLol

 

Questo video ripercorre tutte le nevicate storiche di Parma e provincia dal 1985 al 2012

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Incontri in Galleria Nazionale – Gli albori del Ducato Farnesiano

I Farnese di Parma e Piacenza non hanno mai goduto di grande ammirazione da parte della popolazione locale: il ducato nacque di fatto grazie a un atto di nepotismo di papa Paolo III, e i feudatari locali e i sudditi non accettarono i Farnese come regnanti, tanto che questi furono costretti a governare a lungo con il pugno di ferro per mantenere il potere.

Eppure, prima dell’avvento dei Farnese, Parma era null’altro che una città contesa tra francesi e pontifici, senza nessuna rilevanza strategica o culturale. Fu proprio durante gli anni del ducato farnesiano che la nostra città divenne un importante centro politico e culturale, fulcro di vicende non solo italiane, ma anche europee.

Certo è che i primi duchi dovettero affrontare difficoltà e insidie di ogni sorta (anche in seno alla famiglia) e utilizzare metodi di governo non propriamente “convenzionali” per riuscire a dare vita a uno stato unitario. Questo è stato l’argomento della conferenza tenutasi giovedì 22 in Galleria Nazionale, il primo di una serie 4 appuntamenti dedicati alla famiglia che ha governato Parma per più di due secoli.

[cml_media_alt id='3102']Galleria Nazionale Ducato dei Farnese[/cml_media_alt]

[cml_media_alt id='3101']Galleria Nazionale Ducato dei Farnese[/cml_media_alt]

La rassegna è stata pensata per accompagnare la pubblicazione del nuovo volume della collana “Storia di Parma”, dedicato appunto al Ducato Farnesiano. Moderatori di questo primo incontro sono stati Giuseppe Bertini e Gian Luca Podestà, due tra i maggiori studiosi della vita e della politica dei primi duchi di Parma: Pier Luigi e Ottavio Farnese.

Ciò che è emerso dall’esposizione è stato illuminante: la famosa congiura che portò all’assassinio di Pier Luigi (e che avrebbe dovuto compromettere irrimediabilmente i propositi di dominio del casato) fu invece l’evento cardine attorno a cui si è poi costituito il potere assoluto dei Farnese sulla città, dando giustificazione a quella “politica del delitto” che consentì a Ottavio, ma soprattutto al figlio Ranuccio, di utilizzare la psicosi della congiura come strumento per sbarazzarsi degli avversari politici e confiscare i loro beni.

I due studiosi hanno inoltre messo in luce l’importanza dell’operato di Ottavio nella costituzione di uno stato solido, unitario e (relativamente) indipendente dall’ingerenza spagnola, riuscendo con abilità a fronteggiare pericoli esterni e interni.

[cml_media_alt id='3106']Ottavio_Farnese[/cml_media_alt]

Ottavio Farnese. Fonte: wikipedia.org

Come già accennato infatti, i primi anni di sovranità dei Farnese sul Ducato non furono per niente facili: i Farnese si insediarono a Parma nel 1545, quando papa Paolo III (Alessandro Farnese, salito al soglio pontificio 11 anni prima) decise di assegnare il feudo al figlio primogenito e prediletto Pier Luigi. Questi fu però assassinato pochi anni dopo, in seguito a una congiura attuata dagli Anguissola, conti di Piacenza, e dai Landi di Bardi, coadiuvati dai Gonzaga di Milano che erano i rappresentanti dell’imperatore Carlo V in Italia.

Ottavio Farnese, immediatamente subentrato al padre assassinato, per fronteggiare lo schieramento “imperiale” si alleò con i Sanvitale e con i Pallavicino, anche se il supporto maggiore gli giunse sempre da Roma: dopo la morte di Paolo III nel 1549, salì al soglio pontificio un altro Farnese, papa Giulio III, che grazie alla sua influenza riuscì a bloccare le mire espansionistiche dei Rossi, i più grandi feudatari presenti sul territorio.

Come si può facilmente notare, il ducato era al centro di un turbinio di forze, quindi non fu facile all’inizio per i Farnese consolidare il proprio potere su di esso. A ciò si aggiunga che le insidie per la famiglia provenivano anche dall’interno: il professor Bertini ci spiega infatti che il matrimonio di Ottavio non fu affatto felice, e che la moglie Margherita considerò sempre il marito un “inetto scialaquatore di denaro”.

[cml_media_alt id='3105']Margherita d'Austria[/cml_media_alt]

Margherita d’Austria. Fonte: “wikipedia.org”

Margherita era la figlia di Carlo V, una donna nobilissima quindi, e considerò sempre il matrimonio con un Farnese un affronto per una donna del suo rango, tanto che per due anni dopo le nozze si rifiutò di consumare il matrimonio. Ella era inoltre convinta che la fortuna del casato fosse legata indissolubilmente al papa, e che quindi sarebbe finita con la morte del pontefice. Margherita ce la mise tutta per liquidare il marito, giungendo addirittura a stringere un patto segreto con il cardinale Alessandro per “chiudergli i rubinetti”.

Invece, contro ogni aspettativa, Ottavio dimostrò nel corso degli anni una maturazione che sorprese tutti gli storici. Oggi viene riconosciuto che, se il Ducato sopravvisse alle numerose difficoltà iniziali, fu soprattutto merito di Ottavio, che durante la sua reggenza:

  • Fornì i mezzi al figlio Alessandro per combattere vittoriosamente nei Paesi Bassi
  • Ottenne il consenso della popolazione
  • Ma soprattutto sconfisse l’esercito imperiale nella celebre Guerra di Parma, ponendo le premesse per la futura abdicazione di Carlo V.

Di fatto, Ottavio Farnese fu il primo sovrano a riuscire ad arginare l’egemonia spagnola sull’Italia, ponendosi come modello per i Medici e i Savoia.

 

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Biblioteca Palatina e Galleria Nazionale “declassate”. Per i parmigiani è un attacco alla cultura.

C’è un grande fermento a Parma in queste settimane, per via di un provvedimento del governo che sembra l’espressione di un grave ed immotivato attacco alla vita culturale della nostra città e non solo.

Sulla Gazzetta di Parma dell’11 Gennaio spicca il titolo: “Palatina, via alla raccolta firme” e, appena sotto, vengono riportate le parole con cui si apre la petizione: “il decreto del governo è un attacco alla cultura”. Il decreto in questione è quello, già divenuto legge, che ha sancito il “declassamento” della biblioteca Palatina e della Galleria Nazionale.

[cml_media_alt id='3082']gazza[/cml_media_alt]

[cml_media_alt id='3089']Fonte: parma.repubblica.it[/cml_media_alt]

Biblioteca Palatina, Sala lettura. Fonte: parma.repubblica.it

In altri termini, ciò significa che sia la Biblioteca sia il Museo perderanno la loro autonomia e, mentre la Palatina confluirà sotto l’egida di un responsabile di stanza a Roma, la Galleria sarà inglobata in un maxi-polo museale regionale.

Questa improvvisa e rapida decisione ha scatenato la reazione indignata di grandi personalità del mondo della cultura, tra cui Bernardo Bertolucci, il critico d’arte Eugenio Riccomini, l’editore Franco Maria Ricci, nonché di moltissimi docenti universitari, insegnanti, artisti, architetti oltre naturalmente tutta l’opinione pubblica cittadina.

[cml_media_alt id='3083']Giuseppe Romanini in parlamento per la Palatina[/cml_media_alt]

Fonte: parmatoday.it

Nel dissenso si sono poi uniti alla protesta molti altri comuni cittadini (più di tremila) e politici locali, che hanno firmato la petizione dimostrando di avere a cuore il destino della Palatina: “La mente si nutre di cultura”, sostiene con fermezza Elisa, una tra le tante opinioni di gente comune; “la Palatina è una delle principali istituzioni nazionali, non merita questo declassamento”, commenta il consigliere comunale Ghiretti; e il deputato PD Giuseppe Romanini è intervenuto in aula alla Camera dei deputati per chiedere al Ministro Franceschini di riconsiderare il declassamento della nostra Biblioteca.

Ma è Pier Paolo Mendogni, ex condirettore della Gazzetta e critico d’arte, ad esprimere una riflessione da addetto ai lavori sull’argomento: la Palatina conserva rarissimi codici miniati che tutto il mondo ci invidia – sostiene Mendogni – , la Galleria Nazionale può vantare opere di Correggio e Parmigianino, il tutto in un complesso monumentale unico che non ha eguali in Italia. “Chi non capisce la straordinaria importanza e specificità di tutto ciò dimostra una grossolana incompetenza” (fonte: Gazzetta di Parma di mercoledì 14 Gennaio).

In ultimo, quasi a porre l’ultima e definitiva parola sull’assurdità del declassamento, è intervenuto anche il sindaco Pizzarotti:

Il punto – ha spiegato Pizzarotti – è che da Roma smantellano pezzo dopo pezzo le ricchezze dei Comuni. Questo governo sta applicando una riorganizzazione insensata, sia amministrativa che economica, che non tiene conto del territorio e delle sue ricchezze. L’Italia – conclude il sindaco – dimostra ancora una volta che con la cultura non si mangia. Alla faccia della nostra città, che di cultura e di storia vive e prospera” (fonte: Il Fatto Quotidiano).

[cml_media_alt id='3084']Palatina[/cml_media_alt]E in effetti non si capisce tecnicamente che cosa abbia spinto il Ministero a un simile decisione: la Palatina è sempre stata un’istituzione per Parma e non solo (lo dimostra concretamente il numero di visitatori arrivati da tutto il mondo per vedere la mostra sul Bodoni), con una storia importante alle spalle e tantissimi tesori custoditi all’interno. Voluta da Filippo di Borbone nel 1761, fu lui a incaricare l’antiquario e bibliotecario Paolo Maria Paciaudi di allestire il nucleo originario della biblioteca. Per otto anni, il Paciuadi impiegò tutto il suo tempo e le sue energie nella raccolta e ricerca di libri. Nel 1769 inaugurò la Palatina, con 46mila volumi disposti nelle scaffalature in noce progettate dal Petitot e realizzate dal fiammingo Drugman.

Oggi la biblioteca contiene 700mila volumi, ponendosi come un punto di riferimento assoluto per chiunque si occupi di storia o materie umanistiche. Utilizzando un piccolo ascensore si accede al Museo Bodoniano, dedicato alla figura, alle opere e alla professionalità di Giambattista Bodoni, illustre tipografo del Settecento e padre del moderno procedimento tipografico. Proprio dove ora sorge il Museo, un tempo c’era la “Stamperia Ducale”, la bottega in cui Bodoni realizzava le sue preziose edizioni.

Anche la Galleria Nazionale si meriterebbe maggiori sforzi per la sua valorizzazione, in quanto è una delle gallerie d’arte più ricche d’Italia. Al suo interno si possono ammirare capolavori del Parmigianino, del Correggio, sculture di Antonio Canova, opere di Beato Angelico, Annibale Carracci e Cima da Conegliano, oltre a vedute del Canaletto e a una straordinaria opera di Leonardo da Vinci (la cosiddetta “Scapiliata).

[cml_media_alt id='3085']Fonte: ubuntuforums.org[/cml_media_alt]

Fonte: ubuntuforums.org

Nel rinnovato sito della Galleria potete “sfogliare” immagini ad alta risoluzione dei dipinti, mentre se volete descrizioni e itinerari più accurati in previsione di una visita, vi consigliamo di dare un’occhiata a questo sito.

Riprendendo il discorso “declassamento”, a risentirne non sarebbero soltanto la Palatina e la Galleria, ma tutto l’insieme della Pilotta che ospita queste istituzioni. Ricordiamo che non esiste in Italia un complesso monumentale simile, così maestoso, con scaloni imperiali, cortili interni, teatri e musei. Una struttura frutto del lavoro di più generazioni di regnanti, gravemente danneggiata dai bombardamenti durante la guerra ma capace di risorgere, ponendosi come uno dei maggiori fulcri della vita culturale e artistica di Parma.

[cml_media_alt id='3087']Fonte: wikipedia.org[/cml_media_alt]

Fonte: wikipedia.org

[cml_media_alt id='3086']la-guidaparma.blogspot.com[/cml_media_alt]

Fonte: la-guidaparma.blogspot.com

Vi invitiamo a seguire l’esempio di oltre 3000 parmigiani, per dare il vostro supporto alle istituzioni della nostra città e alla salvaguardia della cultura. Vi invitiamo a firmare la petizione al seguente indirizzo:

https://www.change.org/p/cittadini-di-parma-in-difesa-della-galleria-e-della-palatina-a-parma

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Alla Reggia di Colorno la consegna del premio “Sant’Ilario” al presidente di Alma

Domani alle 17:30 alla Reggia di Colorno avverrà la consegna del Premio Sant’Ilario, che quest’anno andrà a una grande personalità dell’enogastronomia: Albino Ivardi Ganapini, fondatore di “Alma”, la celebre scuola internazionale di cucina italiana che ha sede proprio nel Palazzo Ducale di Colorno.

[cml_media_alt id='3055']Fonte: flickr.com, by bluesky71[/cml_media_alt]

Fonte: flickr.com, by bluesky71

In questo articolo vorremmo parlarvi, oltre che di “Alma” e del suo fondatore, anche del gruppo di persone che sta dietro al Premio Sant’Ilario: l’associazione “Parma Nostra”, che da oltre 30 anni si occupa di valorizzare e tutelare la cultura parmigiana.

Il 15 maggio 1979, in una soffitta di via Bixio, uno sparuto gruppo di parmigiani amanti della nostra città firma un Sodalizio, da cui poi nascerà l’associazione culturale “Parma Nostra”. L’associazione si pone l’obiettivo di recuperare e salvaguardare tutto quanto si può catalogare come cultura parmigiana; quindi interventi nel campo del dialetto, della storia, dell’Arte, delle tradizioni della musica, del canto e, perché no, della buona cucina della nostra città.

[cml_media_alt id='3056']Enzo Terenzani, ex-presidente e fondatore di "Parma Nostra". Fonte: parmaindialetto.blogspot.com[/cml_media_alt]

Enzo Terenzani, ex-presidente e fondatore di “Parma Nostra”. Fonte: parmaindialetto.blogspot.com

Esattamente 15 anni dopo, nel 1994, da un’idea dell’allora presidente (e padre fondatore) Enzo Terenzani, nasce il premio Sant’Ilario (da non confondere con l’omonimo premio conferito dal Comune), che nel corso degli anni ha valorizzato personaggi spesso non sufficientemente apprezzati pur nella loro importante “presenza” nella nostra città. Personaggi che si sono distinti per impegno civile e culturale, ma anche che hanno promosso iniziative benefiche, solidali e di volontariato.

Nelle edizioni precedenti sono stati premiati ad esempio Baldassarre Molossi, direttore della Gazzetta di Parma fino al 1992; Tiziano Marcheselli, giornalista, scrittore e pittore autore di migliaia di articoli di argomento storico, artistico e folcloristico locale; Bruno Lanfranchi, uno dei più grandi attori dialettali di Parma; Renato Scrollavezza, celebre maestro liutaio e direttore della Scuola internazionale di liuteria.

Il premio di quest’anno, come abbiamo già anticipato, andrà ad Albino Ivardi Ganapini, presidente di Alma. Conferire il premio a un personaggio del genere significa, nelle intenzioni di “Parma Nostra”, porre l’accento sul valore culturale della cucina, intesa come arte, insegnamento, innovazione e ricerca.

Tutti conosciamo Alma come il più autorevole centro di formazione della Cucina italiana a livello internazionale; la scuola che ha formato i grandi maestri della cucina, della pasticceria e del mondo del vino; il luogo dove hanno studiato personalità del calibro di Gabriele Rubini (meglio noto come “Chef Rubio”), Simone Nebbia, considerato oggi il miglior sous-chef d’Italia (secondo la Guida ai Ristoranti d’Autore 2015), Roberta Zabbialini, iscritta a Alma nel 2008 e ora proprietaria di una pasticceria a Tokyo.

[cml_media_alt id='3057']Fonte: artumagazine.it[/cml_media_alt]

Alma Viva 2013. Fonte: artumagazine.it

In un intervento tenuto al Museo Agorà Orsi Coppini, il dottor Ganapini sottolinea un aspetto fondamentale dell’enogastronomia locale: i prodotti tipici della cosiddetta “Food Valley” (che ha come “capitale” proprio Parma) possono essere imitati, “clonati” all’estero, in maniera anche eccellente dal punto di vista tecnico. Ma quello che non si può clonare è la storia di questi prodotti, la tradizione delle aziende che li producono, la cultura del cibo che ci contraddistingue da secoli.

Alma, così come le Strade dei Vini e dei Sapori e i Musei del Cibo, nasce in un’ottica di valorizzazione del territorio: serve a creare un percorso che riguarda tutti gli aspetti dell’enogastronomia, quelli tecnici, quelli storici e quelli culturali, in modo da valorizzare appieno il nostro enorme patrimonio culinario.

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A Polesine Parmense, all’Antica Corte Pallavicina in questi giorni il “Maiale è in Cattedra”

A Polesine Parmense, nel cuore della Bassa, c’è l’Antica Corte Pallavicina, il Relais di proprietà dei fratelli Massimo e Luciano Spigaroli e dove lo Chef stellato Massimo offre i suoi piatti ricchi di sentori e di ingredienti tipici di quel territorio. La Corte è un’ elegante dimora, intrisa di storia e dove i sapori che si respirano sono di tradizioni autentiche, sapientemente tramandate. Potrete soggiornarvi nela caso stiate programmando un tour dei Castelli del Ducato o vogliate percorrere la Strada dei Vini e dei Sapori e siete alla ricerca di sapori e di un’atmosfera unica.

[cml_media_alt id='3027']Antica Corte Pallavicina[/cml_media_alt]

Autore: InfinitoDesign

Vogliamo raccontarvi così, dell’Antica Corte Pallavicina non solo come un luogo ricco di storia da visitare sulle rive del grande fiume Po ma anche come “luogo” dell’enogastronomia Made in Italy, un luogo dove si sviluppano con i metodi della tradizione prodotti eccellenti e il luogo delle antiche cantine dove sono conservati ( ma soprattutto stagionano) alcuni dei prodotti tipici parmigiani, tra cui il prelibato culatello.

[cml_media_alt id='3026']Antica Corte Pallavicina -  Cortile Interno[/cml_media_alt]

Autore: InfinitoDesign

Il proprietario Massimo Spigaroli, chef stellato, è inoltre riconosciuto come uno dei maggiori esperti nell’arte della norcineria e custode di quei segreti della lavorazione del maiale secondo antiche tradizioni che la sua famiglia e i suoi avi gli hanno sapientemente tramandato.

[cml_media_alt id='3017']Fonte: flickr.com, by Natoora[/cml_media_alt]

Fonte: flickr.com, by Natoora

Così in questi giorni si svolge, dal 16 gennaio al 21 febbraio 2015, il “Pig Full Immersion” (o, se preferite, il “Maiale in cattedra”), un corso di 6 giorni dedicato a esperti del settore, bottegai, salumieri, e curiosi, a chi intende approfondire  aspetti relativi alla salumeria: la zootecnica suina, la storia dei salumi, le razze suine, la produzione dei salumi e la loro conservazione, nonchè tutta una serie di attività pratiche relative. Tra le attività principali che si svolgeranno in questo suggestivo luogo ci saranno la visita all’azienda agricola annessa alla Corte, lezioni sul taglio e salatura delle carni del maiale, saranno illustrate le tecniche di preparazione di tutta una serie di tipicità gastronomiche del nostro territorio quali il salame, cotachino, mariola, ciccioli, cicciolata etc…si faranno esercitazioni pratiche sulla legatura di culatelli, coppe, spalle, preti, fiocchetti, pancette e lombi.

[cml_media_alt id='3018']Lo chef Massimo Spigaroli nella cantina della Corta, circondato dai culatelli DOP[/cml_media_alt]

Lo chef Massimo Spigaroli nella cantina della Corte, circondato dai culatelli DOP. Fonte: ellastudio.it

Come ad esempio il terzo giorno inizierà con la “Pig Breakfast” all’uso dei contadini, nel pomeriggio si terranno lezioni sull’abbinamento salumi-vino e la preparazione della cosiddetta Maialata, per terminare con la cena in bottega e la proiezione di pellicole dell’Italia rurale del dopoguerra.

Il quarto giorno si aprirà con una visita al caseificio “Parmigiano Reggiano”, mentre il quinto giorno si terrà il “Gran Galà del Maiale”. Per ogni informazione più dettagliata relativa al programma vi invitiamo a visitare il sito internet dell’Antica Corte Pallavicina  www.anticacortepallavicinarelais.it

 

[cml_media_alt id='3020']Tavolo per due in bottega, col profumo di culatello. Fonte: flickr.com, by Alma International MBA Program[/cml_media_alt]

Tavolo per due in bottega, col profumo di culatello. Fonte: flickr.com, by Alma International MBA Program

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10 strani eventi del passato avvenuti in luoghi storici di Parma

Sapere cosa succede a Parma oggi è importante, ma è bello anche dare uno sguardo a quella che era Parma nel passato: posti che non esistono più, eventi curiosi accaduti nei luoghi storici della città, ricorrenze e usanze perdute.

Per questo dobbiamo ringraziare Pramzan Blog e soprattuto il giornalista e fotografo Giovanni Ferraguti, che ha avuto l’accortezza di documentare tutti gli strani eventi (alcuni eccezionali) e le curiosità che, nel corso degli anni, hanno coinvolto i luoghi di Parma.

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Parma in 12 immagini spettacolari

Oggi girovagando sul Web è facilissimo trovare immagini di Parma, o di qualunque altra città del mondo: chi si mette in viaggio di solito lo fa con una buona macchina fotografica, e gli stessi abitanti amano immortalare i migliori “scorci” della loro città e condividerli sui social.

Così a noi da casa basta andare su Pinterest, Flickr, Instagram, Panoramio, o più semplicemente Google Immagini, digitare il nome di una città et voilà!, centinaia di immagini a nostra disposizione, così tante che nella scelta ci si può perdere la testa.

Ma quante di queste foto sono veramente belle? Quante di queste sono scattate da professionisti, realizzate ad arte, immagini che a guardarle provocano un sussulto per quanto sono spettacolari?

Davvero poche.

Una valanga di immagini di piccole dimensioni, a bassa risoluzione, sgranate, poco illuminate, realizzate da angolazioni banali. Spesso per trovarne una decente ci vogliono ore di ricerca.

Ma non vi preoccupate: ci abbiamo pensato noi per voi. Ecco un’accurata selezione delle immagini che meglio esprimono, secondo noi, l’armonia e la bellezza di Parma, tutte ad altissima risoluzione.

 

La cupola del Battistero

[cml_media_alt id='2955']Cupola del Battistero di Parma[/cml_media_alt]

Cupola del Battistero di Parma – Fonte: flickr.come, by Igor Andreani

Perfetto esempio di fusione tra stilemi romanici e gotici, il Battistero realizzato dall’Antelami e dai suoi artigiani è forse il monumento più celebre della nostra città. In questa foto vediamo l’interno, con le sculture che compongono il ciclo dei mesi, la cupola e le quattro “fasce” affrescate. Senza dimenticare ovviamente la magnifica visuale esterna del Battistero, soprattutto quando, al tramonto, il marmo rosa di Verona si accende, acquisendo sfumature che cambiano mano a mano che il sole cala.

La peschiera del Parco Ducale

[cml_media_alt id='2956']La Peschiera del Parco Ducale[/cml_media_alt]

La Peschiera del Parco Ducale – Fonte: flickr.com, by Goethe58

Percorrendo il parco ducale ci si imbatte in quello che i parmigiani chiamano “laghetto”, cioè la peschiera, con al centro un isolotto e la statua del Trianon. Questo è uno dei luoghi che i turisti dimostrano di apprezzare di più, sarà per l’atmosfera di tranquillità che si respira attorno alla peschiera, o forse per la simpatica fauna acquatica che la popola, fatta di papere, pesci e tartarughe.

 

Il Castello di Torrechiara

[cml_media_alt id='2957']Castello di Torrechiara[/cml_media_alt]

Il Castello di Torrechiara – Fonte: Fanpage del Castello di Torrechiara

Troneggia maestoso sulle colline e sui vigneti circostanti il Castello di Torrechiara, esemplare perfettamente conservato di architettura castellare. Fatto costruire dal conte Pier Maria Rossi come nido d’amore per lui e l’amante e Bianca Pellegrini, il castello è senza dubbio una delle maggiori attrazioni turistiche della nostra Provincia, soprattutto per via dei magnifici affreschi conservati nelle stanze interne. Senza dimenticare i fantasmi che si aggirano nelle notti d’inverno attorno le sue mura…

 

Interno della Cattedrale

[cml_media_alt id='2958']Interno della Cattedrale di Parma[/cml_media_alt]

Interno della Cattedrale di Parma – Fonte: flickr.com, by jojofotografia

Il Duomo di Parma è considerato uno dei più belli d’Italia, soprattutto per il fatto che riesce a conciliare maestosità, sfarzo e austerità. Dall’esterno appare come una struttura romanica, con il tetto a capanna, il campanile, il portale ligneo e una facciata molto sobria. Ma una volta entrati, la musica cambia: ci ritroviamo infatti catapultati in un sontuoso interno a tre navate, con evidenti influssi rinascimentali. La grande navata centrale è coronata in alto da una splendida volta a crociera, mentre ai lati troviamo le cappelle laterali. Il tutto culmina nella cupola affrescata dal Correggio e rappresentante l’Assunzione della Vergine, un’opera che se oggi viene celebrata per la sua spettacolarità, all’epoca della sua realizzazione lasciò interdetti molti visitatori, tra cui Charles Dickens:

“nessun chirurgo, divenuto pazzo, potrebbe immaginare nel suo più folle delirio una tale confusione di braccia e di gambe, un tale coacervo di membra, viste di scorcio, aggrovigliate, abbracciate, mescolate assieme” (Fonte: correggioarthome.it)

Il Giardino Ducale

[cml_media_alt id='2959']Il Giardino Ducale in autunno - Author: Silena Lambertini[/cml_media_alt]

Il Giardino Ducale in autunno – By Silena Lambertini

La primavera è bellissima, ma anche l’autunno ha il suo fascino: questa foto del Giardino Ducale sarebbe quasi spettrale se non ci fossero due persone, un uomo e una donna, che camminano fianco a fianco, conferendo allo scenario un sapore poetico e triste, che ricorda la caducità della vita. Non a caso l’autrice ha intitolato la foto “Le foglie morte“.

 

Il foyer del Teatro Regio

[cml_media_alt id='2960'] Regio Parma foyer[/cml_media_alt]

Il foyer del Teatro Regio. Fonte: flickr.com, by Alessandro Loberti

L’elegantissimo foyer del Regio, “anticamera” di uno dei templi della lirica mondiale. Di forma quadrata, è scandito da due file di quattro colonne ioniche che sostengono un soffitto a lacunari. E’ il luogo in cui si raccolgono gli spettatori all’inizio, negli intervalli e alla fine dello spettacolo, per commentarlo o semplicemente fare due chiacchiere.

 

L’interno del Regio

[cml_media_alt id='2964']Interno del Teatro Regio - Author: [/cml_media_alt]

Interno del Teatro Regio. Fonte: newpicspin.com, by Stefano Corrias

Chiunque abbia messo piede almeno una volta in questo meraviglioso tempio della musica afferma con assoluta certezza che l’aria che si respira al suo interno è assolutamente unica. Da quando il Regio inaugurò, nel 1829, sono migliaia i tenori, soprani, ballerini, orchestre e direttori d’orchestra che hanno calcato il suo prestigioso palcoscenico. Per i cantanti, l’esibizione a Parma è la prova definitiva: il pubblico del Regio è infatti stato riconosciuto come uno dei più competenti (ma anche esigenti) al mondo. Almeno una volta nella vita un’opera lirica va ascoltata al Teatro Regio di Parma. 

Il Lungoparma

[cml_media_alt id='2961']Il Lungoparma - Author: Silvia Lonardo[/cml_media_alt]

Il Lungoparma – By Silvia Lonardo

Storicamente la città di Parma è “tagliata” in due dal torrente Parma: verso oriente le sedi del potere, le dimore delle famiglie nobili, i complessi monumentali, il fulcro religioso mentre a ovest, di là dall’acqua, tutto ha un sapore molto più popolare e “studentesco”. Attraversare il Lungoparma permette di passare da una parte all’altra, da via d’Azeglio a via Repubblica, da piazza Ghiaia a piazzale Santa Croce, dal Parco Ducale alla Cittadella.

 

Il Palazzo Ducale

[cml_media_alt id='2962']Palazzo Ducale - Author: Goethe58[/cml_media_alt]

Palazzo Ducale – Fonte: flickr.com, by Goethe58

 Costruito nel 1561 per essere la sede della corte ducale, il Palazzo Ducale divenne a partire dal Seicento residenza estiva dei duchi di Parma, per poi ospitare la Scuola Militare di Fanteria dopo l’Unità d’Italia. E’ famoso per la cosiddetta “Sala degli Uccelli”, chiamata così per il soffitto ornato con decorazioni a stucco e a fresco di Benigno Bossi, rappresentanti 224 specie di uccelli.

 

Lo scalone “imperiale” della Pilotta

[cml_media_alt id='2965']Lo scalone del Palazzo della Pilotta - Fonte: la-guidaparma.blogspot.com[/cml_media_alt]

Lo scalone del Palazzo della Pilotta. Fonte: la-guidaparma.blogspot.com

 La Pilotta è stata voluta dal Ranuccio Farnese, che l’ha ideata come struttura totalmente fuori scala rispetto al resto della città per incutere timore e reverenza nell’animo di sudditi e avversari politici. La scalinata di accesso alle strutture doveva dunque essere altrettanto maestosa: ecco spiegata l’origine dello Scalone “imperiale”, chiaramente ispirato a quello di un altro imponente edificio, l’escorial di Madrid.

 

La Reggia di Colorno e il suo Giardino

[cml_media_alt id='2966']La Reggia di Colorno e il suo giardino - Fonte: [/cml_media_alt]

La Reggia di Colorno e il suo giardino. Fonte: blog.viaggiverdi.it

 Visitare la Reggia di Colorno significa essere trasportati in un’altra dimensione, quasi come se non ci trovassimo più in Emilia Romagna ma nella Francia del Settecento… Non a caso il soprannome della Reggia è “petite Versailles“! Il lussureggiante Giardino, nato come giardino all’italiana, ha subito svariate modifiche nel corso dei secoli, fino a diventare quell’inedito connubio tra giardino alla francese e parco romantico all’inglese che oggi conosciamo. L’interno della Reggia, pur essendo privo di arredi a causa di svariate spoliazioni, riserva tantissime sorprese, come ad esempio la bella Chiesa di San Liborio con le sue decoratissime cappelle e il “piccolo” e commovente appartamento privato che Ferdinando di Borbone si fece costruire per sfuggire agli ambienti di rappresentanza.

 

La coppa di Parma

[cml_media_alt id='2967']"Apparecchiata" con coppa di Parma e altri prodotti delle nostre terre - Author: Corrado Riccomini[/cml_media_alt]

“Apparecchiata” con coppa di Parma e altri prodotti delle nostre terre – By Corrado Riccomini

Per finire un’immagine gastronomica: la coppa di Parma è una delle specialità più gustose che si possono assaggiare nei nostri ristoranti ed enoteche. Costituita dalla porzione muscolare del collo del maiale accuratamente rifilata, ha un gusto morbido e persistente al palato e dal profumo delicato, è ottima come aperitivo ed ideale durante i pasti. In questa foto è accompagnata da vino bianco, sottaceti e asparagi… Viene veramente voglia di mettersi a tavola!!

 

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10 siti da seguire se volete conoscere Parma

Parma che ricorda

[cml_media_alt id='2915']parma che ricorda[/cml_media_alt]

Questo sito è uno straordinario archivio della memoria popolare di Parma, una vastissima raccolta di testimonianze dirette del nostro passato, tramandate grazie a video-interviste ai protagonisti degli eventi storici del Novecento. Racconti sinceri, che ci parlano di guerre, del fascismo, della Resistenza, dei mutamenti sociali, ma anche delle tradizioni e degli “svaghi” di un tempo, oggi dimenticati.

Pramzan Blog

[cml_media_alt id='2916']pramzan[/cml_media_alt]

Lo storico blog di Achille Mezzadri è una sorta di “memoria storica” della città, una vera manna per chi è in cerca di curiosità legate a Parma: nelle pagine del sito potete trovare notizie di cronaca e di costume, racconti in dialetto, critiche alle rappresentazioni liriche, foto-storie, oltre a tonnellate d’interviste a personaggi più o meno noti della nostra città. Tutto è organizzato in file PDF, reperibili sfogliando le diverse rubriche o l’archivio storico.

Parma e la sua storia

[cml_media_alt id='2917']parma e la sua storia[/cml_media_alt]

Questo sito raccoglie un’enorme quantità di documenti digitali che riguardano la storia, il territorio e le tradizioni di Parma. Realizzato dall’Istituzione Biblioteche del Comune di Parma, il sito è diviso in categorie, con moltissimi link che rimandano a siti di periodici, riviste, istituzioni, musei, associazioni e centri studi, biografie e archivi. Pur non essendo di facile “navigabilità” e alcuni link non funzionino, il sito è un punto di partenza imprescindibile per chiunque desideri compiere ricerche sul passato e sul presente di Parma.

Portale turismo

[cml_media_alt id='2918']turismo parma[/cml_media_alt]

Il sito ufficiale del turismo di Parma. Qui potete trovare tutte le informazioni utili riguardanti la mobilità, l’ospitalità e il pernottamento, le principali manifestazioni, eventi e fiere, l’enogastronomia, i servizi turistici. Ci sono poi le sezioni dedicate alla scoperta del nostro territorio, con informazioni che riguardano l’arte, la cultura, gli itinerari, i divertimenti e il relax, i personaggi, la storia e le tradizioni legate a Parma.

Castelli del Ducato

[cml_media_alt id='2920']ducato[/cml_media_alt]Il sito ufficiale dei castelli del ducato di Parma e Piacenza. Al suo interno troverete preziose informazioni sui castelli, gli orari di visita, proposte di itinerari, suggerimenti su dove mangiare e soggiornare (tra cui alcuni eleganti relais di charme), notizie su eventi che si tengono nei castelli.

 

Musei del cibo

[cml_media_alt id='2921']musei del cibo[/cml_media_alt]

Il sito dei famosi Musei del cibo, disseminati nella nostra provincia:

  • Il Museo del Parmigiano-Reggiano a Soragna
  • Il Museo del Prosciutto a Langhirano
  • Il Museo del Pomodoro a Giarola
  • Il Museo del Salame a Felino
  • Il Museo dell’Arte Olearia a San Secondo
  • Il Museo del Vino a Sala Baganza

Per ognuno di questi musei viene riportato il percorso espositivo, informazioni sul prodotto, consigli per gourmet e cultori della buona tavola.

Viaggio nel tempo

[cml_media_alt id='2922']viaggio nel tempo[/cml_media_alt]

Pur non essendo esclusivamente dedicato a Parma (ci sono anche sezioni dedicate a borghi e a meraviglie naturali di tutta Italia), questo sito propone degli itinerari visivi e narrativi davvero molto accurati sui Castelli del Ducato, con informazioni di carattere “tecnico”, curiosità, storie di fantasmi e foto ad alta risoluzione.

Tabiano e dintorni

[cml_media_alt id='2925']tabiano[/cml_media_alt]

Questo portale, nato con lo scopo di presentare il borgo di Tabiano Castello, fornisce in realtà tantissime indicazioni utili per itinerari nella provincia di Parma, tra cui la Val di Taro, la via Francigena, Torrechiara, le terre di Canossa, la Bassa Parmense.

Verdi 200

[cml_media_alt id='2926']Giuseppe Verdi / Boldini - Verdi / Portrait by Boldini / 1886 - Giuseppe Verdi / Boldini[/cml_media_alt]

Sito ricchissimo di informazioni su Giuseppe Verdi, figura indissolubilmente legata a Parma e al Teatro Regio. Nel portale troverete info sulla vita, le opere, gallerie di foto e video, tutti i luoghi in cui sono presenti tracce del Maestro, istituti e associazioni legati a lui, oltre ad alcune interessanti applicazioni per interagire (virtualmente) con la figura del famoso compositore di Busseto.

Strade dei Vini e dei Sapori

[cml_media_alt id='2927']STRADA DEI VINI[/cml_media_alt]

Come forse sapete, le Strade dei Vini e dei Sapori sono tre: la “Strada del Prosciutto e dei Vini ei Colli di Parma”, la “Strada del Culatello” e la “Strada del Fungo Porcino”. Per ognuno di questi percorsi il sito fornisce informazioni sulle tappe da effettuare, le particolarità di ogni paese, suggerimenti su dove fermarsi a dormire e a mangiare, gli agriturismi, i bed&breakfast, li centri turistici, le degustazioni, le fattorie didattiche e molto altro.

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I 10 luoghi più belli di Parma – II parte

Seconda parte (leggi la prima parte)

6.     Galleria Nazionale

Voluta da don Filippo di Borbone e frutto di progressivi “innesti”, la Galleria d’arte che risiede nel Palazzo della Pilotta è oggi una delle più ricche d’Italia. Si tratta del museo più popolare di Parma (digitando “parma musei” su Google è il primo risultato), soprattutto in virtù del nuovo sito, in cui la Soprintendenza ha deciso di riversare una grande quantità di immagini in alta risoluzione, divise in categorie. E’ così possibile fare un tour virtuale esplorativo tra i capolavori pittorici di Correggio, Parmigianino, Cima da Conegliano e tantissimi altri senza nemmeno alzarsi dalla sedia… Anche se, come sappiamo, le vere emozioni si provano da vivo.

[cml_media_alt id='2888']La Galleria Nazionale di Parma[/cml_media_alt]

La Galleria Nazionale di Parma

Click sull’immagine per vedere la galleria completa

7.     Parco Ducale

Il Giardino Ducale, nonostante molti turisti si lamentino per la sua trascuratezza, rimane uno dei luoghi più popolari di Parma. Prevalentemente alla “francese” ma con alcuni innesti all’inglese, ospita il Palazzo Ducale (residenza estiva dei duchi di Parma) e piace ai turisti soprattutto per l’atmosfera di pace e di tranquillità che vi si respira, per gli ambienti ampi ma ben proporzionati, per il suggestivo e “celato” tempietto d’Arcadia…. Anche se il luogo più fotografato rimane la peschiera, popolata da pesci, tartarughe e anatre e con al centro l’isolotto su cui è collocata la statua di Trianon.

[cml_media_alt id='2889']Parco Ducale Parma[/cml_media_alt]

La statua di Trianon sull’isolotto al centro della peschiera. Fonte: blog.viaggiverdi.it

Al centro del Parco c’è poi il caratteristico chiosco, che da poco ha aperto un sito dove spiega la sua storia e parecchie curiosità interessanti.

8.     Teatro Regio

Digitando su Youtube “parma città”, il primo risultato è un video di Giovanni Rosin, i cui minuti iniziali sono un vero omaggio al tempio della musica lirica per eccellenza: il Teatro Regio. Nonostante il Regio non abbia la fama internazionale di altri teatri italiani (ad esempio “La Scala” di Milano o “La Fenice” di Venezia), per gli appassionati di opera rimane IL punto di riferimento assoluto. Tra le immagini che si susseguono nel video vediamo l’elegante foyer (il luogo dove gli spettatori si ritrovano prima dello spettacolo e nelle pause), la lussuosa platea, il soffitto e il sipario affrescati da Giovan Battista Borghesi, il grandioso lampadario e i palchi riccamente decorati.

[cml_media_alt id='2504']Teatro Regio Parma Giuseppe Verdi[/cml_media_alt]

Fonte: dormireaparma.it

9.     Museo Italiano della Profumeria

[cml_media_alt id='2890']Museo della profumeria italiana Collezione Borsari 1870[/cml_media_alt]

Profumo “Violetta di Parma”. Fonte: fragrantica.com

Facendo un “giro” per i portali web che parlano di Parma, si viene a conoscenza (con un po’ di stupore) di un museo particolare, legato alla figura di un certo Antonio Borsari. Trattasi della “Collezione Borsari 1870”, il primo museo italiano dedicato alla profumeria. La sua storia è presto detta: attorno al 1870, Maria Luigia chiese ai frati del Convento dell’Annunciata di utilizzare le loro conoscenze alchemiche per distillare in un profumo l’essenza delle violette di Parma, di cui lei amava circondarsi ovunque andasse. Per decenni i frati custodirono gelosamente la formula del profumo, fino a quando Lodovico Borsari, in visita al monastero, non riuscì a persuaderli a rivelargli il metodo segreto. A quel punto nacque l’azienda Borsari & Figli, destinata a divenire in breve un punto di riferimento per l’arte profumiera italiana e mondiale.

Oggi, nella stessa palazzina che ospitava l’azienda in via Trento, sorge il Museo Italiano della Profumeria, nelle cui sale sono esposte preziose testimonianze relative all’arte, alla grafica, al costume e ai profumi italiani dal 1870 al 1950.

10.     Il Lungoparma

Ma uno dei luoghi più amati dai turisti (e dagli stessi parmigiani) è in realtà un non-luogo, un luogo diffuso: il Lungoparma, quel lungo viale alberato che costeggia il torrente Parma, che da sempre divide la città in due parti dalle caratteristiche profondamente diverse: verso oriente le sedi del potere, le dimore delle famiglie nobili, i complessi monumentali, il fulcro religioso mentre a ovest, di là dall’acqua, tutto ha un sapore popolare.

[cml_media_alt id='2891']Ex-case popolari visibili dal Lungoparma[/cml_media_alt]

Ex-case popolari visibili dal Lungoparma

Percorrendo il Lungoparma, oltre a poter gustare una splendida vista sulle tipiche dimore color “pastello” parmigiane, si raggiungono molti altri luoghi caratteristici: il Parco Ducale, piazza Ghiaia, via d’Azeglio e l’Oltretorrente, la Corale Verdi, la Pilotta, via Mazzini.