Il Complesso di San Paolo: l’arte, il potere, e una Badessa di nome Giovanna.

Quello che andiamo a scoprire oggi è uno dei gioielli nascosti nel centro storico di Parma. Uno di quei luoghi per noi Parmigiani ormai familiari, ai quali passiamo davanti tutti i giorni.
Dalla nostra piazza principale, Piazza Garibaldi, ci si incammina su via Cavour e, giunti in fondo, se svoltiamo verso sinistra su via Melloni, la tentazione è quella di procedere poi spediti fino alla distesa verdeggiante di Piazzale della Pace, sopra la quale si erge il complesso monumentale della Pilotta.
Ma dovremmo soffermarci a metà di via Melloni e dare uno sguardo alla cancellata in ferro battuto che ci invita a entrare. Se accettiamo l’invito, avremo l’occasione di scoprire il piccolo angolo di quiete dei Giardini di San Paolo.

(Veduta dell'ingresso ai Giardini di San Paolo. Fonte: parmatoday.it)
(Veduta dell’ingresso ai Giardini di San Paolo. Fonte: parmatoday.it)

Le mura alte e massicce che lo circondano sono quelle dell’ex convento di San Paolo, mentre il giardino attuale occupa le aree che un tempo furono occupate dalla cucina, ora abbattuta, e dall’orto dove si coltivavano erbe officinali.
Nel diciannovesimo secolo l’ala antica del complesso venne riutilizzata come edificio scolastico, quindi l’area verde fu trasformata in un vero giardino dove le alunne del convitto potessero giocare, e a questo scopo furono aggiunti elementi decorativi come una fontana, una grotta visibile ancora oggi, un gazebo, e anche il percorso per un trenino che ora non esiste più.
Oggi su quello stesso giardino interno si affacciano la biblioteca Guanda e il teatro dei burattini dei Ferrari, che insieme all’adiacente Pinacoteca Stuard hanno trovato dimora negli spazi dell’ampio complesso che fu il monastero. La Pinacoteca è un ricco percorso espositivo che raccoglie opere di varie culture artistiche e pittoriche dal XIV e XV secolo fino al Novecento, e occupa la parte orientale della struttura, la quale ne rappresenta inoltre il nucleo originario e più antico.
Il monastero infatti risale all’anno 1000, voluto da Sigifredo II, Vescovo di Parma, e ne venne costruita prima la “torre altomedievale”, poi la chiesa intitolata appunto all’apostolo Paolo, e a seguire tutti gli altri edifici necessari ad ospitare i dormitori e le attività lavorative del convento.
La ex chiesa di San Paolo annessa al monastero (poi chiesa di San Ludovico) si affaccia all’angolo tra strada Melloni e largo del Parmigianino. Ora è sconsacrata e adibita a galleria d’arte pubblica, gestita dal Comune di Parma.

(Veduta aerea del monastero e del Giardino. Fonte: clammmag.com)
(Veduta aerea del monastero e del Giardino. Fonte: clammmag.com)

Perfino gli scantinati del complesso monumentale ospitano un altro pezzo di Storia, più recente: è infatti ancora esistente lo spazio che fu adibito a rifugio antiaereo durante la seconda guerra mondiale, uno dei ventiquattro presenti in tutta la città.
Poteva ospitare fino a mille persone, e inizialmente fu pensato per offrire rifugio alle alunne che frequentavano il convitto, ma in seguito il rifugio fu aperto anche agli altri cittadini, i quali in caso di pericolo venivano avvertiti dal suono prolungato di tre sirene che si trovavano proprio sulla torre della chiesa di San Paolo. In caso di interruzione di corrente, sarebbero state le campane suonate a distesa a dare l’allarme. Sul muro a sinistra della cancellata d’ingresso ai Giardini si può vedere ancora oggi una “R” nera racchiusa in una freccia bianca che indica il rifugio.

Il Monastero ebbe il suo periodo di massimo splendore fra il XV e il XVI secolo, quando fu retto prima dalla Badessa Cecilia Bergonzi e poi da Giovanna da Piacenza: esse furono coloro che ne fecero uno dei centri culturali più significativi della città. Essendo il convento il principale in area urbana, fra le consorelle ospitate nella struttura spiccavano molte fanciulle rappresentanti delle famiglie aristocratiche, e il ruolo di badessa fu sempre assegnato a monache che potevano vantare origini nobili.
In particolare, Giovanna da Piacenza fu una donna di cultura che, forte del suo ruolo di badessa a partire dall’anno 1507, decise di aprire i suoi appartamenti ad artisti e letterati seguendo l’usanza delle dame del Rinascimento, impegnandosi in prima persona per rendere meno restrittive le regole della clausura. Clausura che almeno per un breve periodo diventò a tutti gli effetti solo una formalità, siccome il prestigio della badessa permetteva di intessere rapporti con autorità religiose, con circoli della nobiltà, con altri monasteri e con personalità importanti. Nei suoi appartamenti privati si trovavano sia locali per lo studio che per il ricevimento formale.
Curò molto il decoro e la stabilità economica del monastero, e fu lei a commissionare la decorazione delle stanze dei suoi appartamenti ad artisti come Alessandro Araldi e Antonio Allegri, ovvero il celebre Correggio.

(Dipinto di Giorgio Scherer (1831-1896) "Il Correggio e la badessa Giovanna". Fonte: Wikipedia)
(Dipinto di Giorgio Scherer (1831-1896) “Il Correggio e la badessa Giovanna”. Fonte: Wikipedia)

La Camera della Badessa: Correggio e l’affresco dedicato a una Dea

Su indicazione della badessa fu avviata una generale sistemazione architettonica e pittorica dell’intero monastero, culminata con la decorazione di una delle stanze dell’appartamento privato per mano di Araldi.
L’appartamento di Giovanna da Piacenza è attualmente un percorso museale interamente visitabile, di particolare interesse specialmente per via delle stanze dalle volte decorate con affreschi molto particolari.
La stanza decorata da Araldi è in stile quattrocentesco, risalente al 1514, e presenta una volta blu scuro decorata a candelabre e grottesche, mentre nelle lunette si trovano raffigurazioni fra il sacro e il profano, comprese scene iniziatiche di fanciulle che sconfiggono creature mitologiche.

(Il "soffitto delle grottesche" affrescato da Araldi. Fonte: Wikipedia - Foto di Sailko su Flickr.com)
(Il “soffitto delle grottesche” affrescato da Araldi. Fonte: Wikipedia – Foto di Sailko su Flickr.com)

Correggio fu chiamato invece attorno al 1519 per affrescare un’altra stanza secondo uno stile che fosse più legato alla “maniera moderna”.
La decorazione realizzata dal Correggio per la Camera della Badessa comprende la volta e la cappa del camino. La stanza potrebbe avere ricoperto in passato la funzione di studio, o forse sala di ricevimento o sala da pranzo.
L’affresco è quello che si definisce un capolavoro di illusione: la volta del soffitto crea la visione di un pergolato aperto su un cielo sereno, come se ci si trovasse in un giardino, con gruppi di putti giocosi che occhieggiano dai festoni in compagnia di cani da caccia.
Sotto ai festoni, delle lunette dipinte simulano statue incastonate nelle nicchie, realizzate con una magnifica tecnica trompe l’oeil che le rende tridimensionali, quasi palpabili.
La decorazione delle lunette denota un’attenta cura per il contenuto filosofico e letterario dell’opera: si tratta di una serie di divinità Olimpiche e figure simboliche, come le Tre Grazie, le Parche, o Giunone appesa alla volta del cielo con pesi d’oro legati alle caviglie, tutte ritratte con una grande delicatezza che le rende estremamente umane e innocenti.

(La Camera della Badessa. Fonte: Wikipedia - Foto di Sailko su Flickr.com)
(La Camera della Badessa. Fonte: Wikipedia – Foto di Sailko su Flickr.com)

Sulla cappa del camino invece troneggia la Dea Diana, raffigurata trionfante su un cocchio trainato da cervi. Si tratta di una figura estremamente fiera e indomita per la decorazione di un luogo monastico!
Tuttavia, le figure della Dea e quella della badessa sembrano presentare molti punti in comune, sia per l’origine del nome (Giovanna è un nome che ha origine dalla radice antica di “Diana”) che per le virtù che la Dea rappresenta: la Fortuna, la Castità e la Caccia, le quali celebrano le qualità della stessa committente. Inoltre, la mezzaluna è un simbolo che compare nello stemma araldico di Giovanna da Piacenza, e quello stesso simbolo viene raffigurato sul capo della Dea.
Infine, sull’architrave del camino spicca una frase: “IGNEM GLADIO NE FODIAS“, ovvero “Non sfidare la fiamma con la spada“. Frase che sembra ribadire in modo estremamente energico una rivendicazione di forza e indipendenza, che potrebbe rimandare alle passate contese della badessa con autorità ecclesiastiche.

Purtroppo, con la chiusura della Camera al pubblico dal Cinquecento in poi, per moltissimo tempo se ne perse la memoria pur trattandosi del primo vero capolavoro ad opera del Correggio, che lanciò la sua carriera e gli guadagnò pochi anni dopo la commissione dell’affresco sulla cupola della Cattedrale del Duomo.

(La Camera della Badessa: dettaglio dell'affresco di Diana sul camino. Foto di Carlos Espejo su Flickr.com)
(La Camera della Badessa: dettaglio dell’affresco di Diana sul camino. Foto di Carlos Espejo su Flickr.com)

In fondo, Parma è anche questo. Magnifici monumenti posti sotto gli occhi di tutti come il Duomo e il Battistero, e poi luoghi più nascosti, meno evidenti, colmi di fascino e di storie, che si possono trovare soltanto oltrepassando un cancello o una porta celata, con la curiosità di scoprire l’unicità di ciò che si trova al di là.

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InfinitoDesign

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